domenica 18 novembre 2012

Storia della moda nel XX secolo. Lezione 21. CHRISTIAN DIOR, Il NEW LOOK




Arrivò così il 12 Febbraio 1947, l’ultimo giorno delle sfilate parigine della primavera, e con lui il debutto della Maison Dior.
Il “bel mondo” c’era tutto e c’erano anche le giornaliste che contavano. Mancavano solo molti compratori americani che non avevano aspettato l’ultimo giorno delle sfilate ma si erano già imbarcati sul piroscafo per gli Stati Uniti. 
La prima uscita fu il modello Acacia, con il busto aderente, la vita stretta, i fianchi segnati e la gonna lunga fino a metà polpaccio, seguito da una serie di capi con la stessa linea chiamata a “8”, sagomata, seno sottolineato, vita stretta e fianchi accentuati. Poi comparvero i modelli con le gonne larghissime, la silhouette Corolle; danzante, molto sostenuta dalla sottoveste, busto modellato, vita sottile, era la vera novità della collezione.



Modello linea Corolle

In entrambi i casi comparivano le gonne nettamente allungate, le vite marcate, le baschine delle giacche spesso accorciate così da slanciare la silhouette, una moda dalle linee tipicamente femminili.
Dior si era ispirato al secondo Ottocento, reso ancor più aggraziato attraverso un richiamo di gusto al Settecento. L’idea era quella di modellare il corpo della donna enfatizzandone le curve, ricorrendo all’uso di un accessorio ormai da tempo dimenticato, il corsetto. Era proprio attorno a questo indumento che si costruiva il nuovo modello sartoriale. Al busto piccolo e arrotondato faceva contrasto una gonna ampia e lunga, spesso a pieghe sagomate, che si appoggiava sopra una sottogonna rigida. Dior offriva una nuova immagine femminile, recuperando il senso più tradizionale del termine, ma anche un’immagine di lusso, costruita attraverso la qualità dei materiali utilizzati, e di scomodità, di difficoltà di movimento, di abito fatto per apparire più che per agire. 
L’intento di Dior era certamente quello di cancellare la guerra, ripartire da capo proponendo l’esatto contrario di quello che si era dovuto indossare per necessità.

Le spettatrici furono letteralmente rapite dalla novità. I buyer non poterono fare altro che riprendere la nave da cui erano appena scesi, per tornare a Parigi e acquistare i modelli Dior per i magazzini statunitensi.  Anche le dive di Hollywood fornirono un aiuto eccezionale per enfatizzare l’evento. Rita Hayworth indossò il modello Soirée al gala dedicato a Gilda.


Modello Bar 



Completo composto da giacca shantung crema con baschina e collo revers e ampia gonna di tessuto di lana nero a piccole pieghe. Divenne il simbolo della collezione e del nuovo stile: fotografato e disegnato da tutti, pubblicato su tutte le riviste, richiesto da tutte le clienti, ancora oggi è uno degli indumenti più documentati della storia della moda e più presenti nelle collezioni dei musei.








La seconda collezione per l’autunno-inverno, presentata il 6 Agosto 1947, confermò la linea New Look accentuandone le caratteristiche.

La silhouette Corolle si sagoma e si svasa a tulipano. La sua espressione più spinta è l’abito Diorama

I bustini piatti e molto accollati aderiscono al seno ed esplodono in plissé, in rigonfiamenti che amplificano il petto. Ma il dato più rilevante erano la lunghezza e l’ampiezza delle gonne ottenute con incredibili metraggi di tessuto: il modello Diorama aveva una circonferenza all’orlo di quaranta metri. Un lusso scandaloso in un momento in cui molte cose, fra le quali i tessili, continuavano ad essere razionate, in cui l’industria non aveva ancora ripreso a produrre, in cui i disastri della guerra erano sotto gli occhi di tutti. Questo era però un problema che riguardava l’Europa. Gli Stati Uniti stavano vivendo un processo di modernizzazione. Il benessere riconquistato dopo la Grande Depressione si era esteso alla media e piccola borghesia creando un nuovo tipo di consumatore, che poteva comprare ma non aveva il gusto per scegliere, che aveva bisogno di essere guidato. E mentre l’Europa si americanizzava per effetto degli aiuti alleati e dei mezzi di comunicazione più moderni, l’America guardava all’Europa per apprendere la sua cultura, per rubare il suo passato. La capitale francese tornava ad essere un punto di riferimento per gli intellettuali e gli artisti d’oltreoceano. Dior intuì che per l’immaginario collettivo la moda era francese e che solo puntando sulla “francesità” la Couture poteva ritrovare l’antico primato. Il revival che egli propose s’ispirava ai momenti della maggiore felicità inventiva e della massima centralità del gusto parigino, il Secondo Impero e la Bellé Epoque, con un sottile richiamo al Settecento. Era quindi un’operazione culturale quella che veniva promossa: rimettere al centro dell’attenzione internazionale uno stile, una capacità di scelta estetica, un’eleganza di cui la Couture francese si sentiva depositaria.
E se nel Settecento questa eleganza aveva avuto il marchio dell’aristocrazia e nell’Ottocento quello della grande borghesia, ora dichiarava la sua disponibilità a mettersi al servizio della media borghesia, principalmente americana. 
L’America voleva una moda che comunicasse i suoi valori piccolo borghesi, la sua ricchezza, il suo senso della famiglia e della comunità, la sua diffidenza nei confronti di tutto quello che poteva avere un aspetto rivoluzionario o almeno, perturbante. E Dior le offrì l’immagine di una donna fragile, raffinata, priva di fremiti femministi. Una donna che prendeva sul serio la moda, capace di apprezzare la bellezza, che imparava a scegliere e ad avere gusto e non si occupava di cose che non la riguardavano, come la bomba, i problemi dei giovani, la politica. Una donna irreale che assomigliava al ricordo che Dior aveva di sua madre, una signora borghese perbene, ossessionata dalle formalità e dalle apparenze, che corrispondeva ai desideri dell’immaginario maschile. Dior scelse di rappresentare tutto questo, in maniera semplice e diretta. Elimitò dai suoi modelli ogni idea di avanguardia che aveva contraddistinto lo stile degli anni Trenta. Da questo momento l’Alta Moda decise di vivere in una sfera separata e autoreferenziale.


Gonna, cintura, cappello, scarpe, pennacchio e spilloni 
erano gli elementi imprescindibili della nuova moda e illustravano il Point de vue di Vogue francese di ottobre-novembre 1947, in una foto "natura morta" di Clifford Coffin.

" Il canone attuale della bellezza ci precisa la circonferenza esatta: cinquanta centimetri. Una cintura di cuoio sagomata la sottolinea molto strettamente. La gonna si chiude sotto di lei: non più la gonna corta, indiscreta, ma arrotondata, gonfiata, che sfiora le caviglie, imponendo tutta un'arte del gesto affinché nessuno ignori che questa caviglia è perfetta. "


Concludo questa terza parte sulla vita e il lavoro di Christian Dior, ricordandovi che il racconto è tratto dal libro, molto bello e che vi consiglio,  Storia della moda XVIII-XX secolo, autrice Enrica Morini, edito da Skira. Da qui ho tratto anche i testi su Poiret, Chanel e Elsa Schiaparelli.



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